Apocalisse cap. 21,9 – 22,5

Apocalisse cap. 21,9 – 22,5

 

APOCALISSE

 

 

Da Paola (12-2-19)

 

Saluto di Paola

 

Don Carlo

 

Buona sera e bentornati a tutti.

In questa lettura profetica avete visto da dove siamo partiti, dal Cristo risorto presente nelle comunità cristiane. Questa sua presenza muove le comunità perché attraverso l’annuncio del Vangelo riescano a sconfiggere il male, che è sempre lì pronto ad aggredire, e riescano a portare il cielo sulla terra. Siamo nella parte finale dell’Apocalisse anche se non la terminiamo. Questa sera ne vedremo solo una parte di un interesse straordinario perché ci fa vedere qual è il sogno di Dio sulle comunità cristiane. Che cosa è  la Chiesa.

Siamo partiti dal Cristo risorto che è presente, che richiama alla fedeltà, che dà forza, che spinge, che dà incarichi, poi siamo passati attraverso le comunità cristiane che cominciano ad annunciare ii Vangelo, con tutto quello che questo comporta, e questa sera veniamo portati in un mondo straordinario che è come Dio vede le comunità cristiane, qual è il suo sogno. Se noi riusciamo a mettere a fuoco tutto questo poi comprendiamo molte cose del nostro essere chiesa, di quello che è la chiesa e di quello che è il nostro compito all’interno della Chiesa.

 

LETTURA DI APOCALISSE  21,9 – 22,5

 

E’ fondamentale che ci rendiamo conto di dove ci porta l’angelo per capire gli ultimi  brani del libro dell’Apocalisse. Dove ci porta l’angelo?

v 10 Ci porta su una montagna grande e alta e di lì ci fa vedere la città santa. Vi ricordate  cosa succede sul monte fin dall’Antico Testamento? Il monte è il luogo dove abita Dio, dove Dio si manifesta. Già con Mosè abbiamo questa esperienza, il monte è sacro, lo stesso Gesù si ritira sul monte e la trasfigurazione avviene sul monte. L’angelo, quindi, dice: “ora abbiamo visto il macello che succede sulla terra, la lotta che continua tra il Bene e il Male”. L’ultima volta abbiamo visto Satana che riesce a liberarsi, riesce ancora a fare macelli, a portare disguidi, viene legato per mille anni…

Adesso l’angelo, a conclusione di questo libro, dice:” Guardiamo, la comunità cristiana, quella che ha accolto il Cristo risorto e quella che, a fatica, combattendo ogni giorno, annuncia il Vangelo, guardiamola non più da basso, ma dall’alto, cioè guardiamo la Chiesa come la vede Dio, senza perderci in tutte le situazioni che poi noi viviamo giorno per giorno. E’ interessante che mettiamo a fuoco questo guardare dall’alto.

Questa mattina tenevo un corso sul discernimento e stavamo leggendo come Papa Francesco sta applicando questo discorso (che nasce da Galati 5) alle varie situazioni, come lui fa discernimento in questo momento. Un suo commentatore dice: La tentazione si annida spesso nelle istituzioni, lo spirito cattivo è abbastanza astuto da sapere che la sua battaglia diventa difficile e ha scarse possibilità di vittoria quando deve affrontare uomini e comunità in cui il tratto dominante è la sapienza dello Spirito. In questo caso esso agisce cercando di tentare sotto apparenza di bene: La finezza dell’argomentazione del nemico si fa estrema perché chi è tentato crede di dover agire per il bene della Chiesa. La maggiore sottigliezza consiste nel farci credere che la Chiesa si stia snaturando e che, quindi, noi dobbiamo salvarla, forse anche malgrado se stessa. Si tratta di una tentazione costante presente sotto un’infinità di maschere diverse, ma che, in ultimo termine, hanno tutte qualcosa in comune, la mancanza di fede nell’opera di Dio che abita sempre nella sua Chiesa.

 

Quando qualcuno si mette in testa che deve salvare la Chiesa sta buttando via la presenza e l’opera del Signore perché si mette lui al primo posto. E’ quello che stiamo vivendo.

Ecco perché il libro dell’Apocalisse, anche se fa vedere la lotta che c’è tra il Bene e il Male, si chiude dicendoci : “ se vuoi capire questa comunità devi guardarla dall’alto.”

E’ il Cristo risorto che è presente, è il Cristo risorto che richiama la Chiesa (ricordate le lettere alle sette chiese) è Lui che vive ed è il centro della nostra vita. Allora, poiché viviamo nel tempo e nello spazio, è importante che sappiamo lottare in orizzontale, ma ogni tanto dobbiamo alzare lo sguardo in verticale. Questo è quello che ha tentato di fare il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium),ed è riuscito anche per l’opera mediatrice molto saggia di Paolo VI

 

La Costituzione dogmatica della Chiesa non parte più dalla gerarchia:

il 1° Capitolo parla della Chiesa come Sacramento di Cristo. Noi siamo cresciuti conoscendo i 7 sacramenti, ora il Concilio dice: come Cristo è Sacramento del Padre, così la Chiesa è sacramento di Cristo, quindi tutta la comunità dei credenti nella sua realtà è un Sacramento, poi all’interno di questo ci sono 3 realtà particolari e sono i sacramenti dell’iniziazione, i sacramenti del perdono, e i sacramenti del servizio. Il C.V.II parte dalla visione dell’Apocalisse. Guardiamo la Chiesa dall’alto e non dal basso.

Il 2° parla del popolo di Dio. Il 3° parla della gerarchia. Il 4°parla dei laici. Il 5° parla della vocazione universale alla Santità. Il 6° parla dei religiosi. Il 7° parla dell’indole escatologica della Chiesa. L’8° parla della Beata Vergine Maria madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa.

 

  1. 10 Capite ora perché è importante, nella lettura dell’Apocalisse, sottolineare questa partenza dell’angelo. Lo porta su un alto monte e gli fa vedere una Gerusalemme, che è il luogo dove Dio abita, non più sulla terra, ma che scende dal cielo, come Dio la vede.

Ed è qui, vedendola come la vede Dio, che avviene il grosso cambiamento della comunità cristiana, della Chiesa, per cui se guardate tutta la descrizione vedete che la vecchia Gerusalemme è buttata all’aria e tutte le sue vecchie caratteristiche sono buttate all’aria perché nasce, agli occhi di Dio, grazie alla morte e alla resurrezione di Cristo, una realtà totalmente nuova.

Nella vecchia Gerusalemme Dio era presente nel Sancta Santorum, in quel piccolo posto lì, ed era santa quanto più ti avvicinavi al Sancta Santorum. Tanto più ti allontanavi tanto meno c’era presenza di Dio.

 Qui ti dice che Dio è dappertutto, non c’è bisogno di templi, non c’è bisogno di luce perché Dio è luce, non c’è bisogno di niente, non c’è più la vecchia città con i suoi limiti, ma c’è tutto che risplende! C’è una descrizione poetica straordinaria che ti porta in questo mondo che non è fantasioso, è il mondo reale, è la comunità dei credenti così come la vede Dio. E se Dio la vede così anche noi dobbiamo cominciare a viverla così. Però bisogna andare sul monte alto, non puoi più guardare la Chiesa, la comunità cristiana, solo in orizzontale.

 

  1. 11 In questa Gerusalemme che scende dal cielo cosa cominciamo a vedere? Cosa risplende in

questa comunità? Risplendeva della gloria di Dio come una pietra preziosissima Cosa era la gloria?

La gloria era il peso della stadera,(la bilancia su cui calcolavi il peso, cioè il valore di ciò che veniva pesato).

Qual è la prima cosa che si vede nella comunità cristiana quando si guarda dall’alto? Risplende la gloria di Dio, cioè c’è Dio con tutta la sua potenza. Nella comunità cristiana, guardandola dall’alto, deve essere presente non la gloria degli uomini, ma la gloria di Dio.

 Capite allora tutte le scelte che si dovrebbero fare per vivere una realtà di questo tipo. Quando noi vogliamo essere una comunità cristiana vista dall’alto cosa dovrebbe avere la priorità? Il vescovo con il cappello in testa e il bastone in mano?  I seggi? Gli sfarzi?. Cos’è che caratterizza la comunità dei credenti? La presenza di Dio. Ecco perché ci sono segni semplici es. nella notte di Pasqua dove si vede la presenza di Dio? In un cero acceso, uno non mille. Dal fuoco si accende il cero, dal cero si accende la candela (la vita) di ognuno di noi-, questo è mettere al centro!

Cosa fa ancora la gloria di Dio? Il fermarsi ad ascoltare la sua Parola.

Cosa permette alla gloria di Dio di risplendere? Il racconto di Gesù che dice “Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue”

Questi sono i segni di una Chiesa vista dall’alto, tutto il resto è zavorra, perché nella comunità vista dall’alto c’è la gloria di Dio che illumina, che riempie. Pensate se facciamo il confronto tra questa descrizione e le nostre chiese, che macello abbiamo fatto.

Vedete come questi libri dobbiamo farli diventare la nostra gioia ma anche il nostro impegno, non basta dire Che bello!

  1. 12 13 14 E’ sempre la comunità dei credenti come la vede il Signore. Siamo su un alto monte, ci sono mura grandi perché è un punto di riferimento. Le mura hanno 12 porte aperte che sono perle: E’ giusto che ci siano le mura perché la comunità deve essere protetta, ma le porte sono aperte e per far parte di questa comunità c’è da fare una preparazione, l’iniziazione cristiana, non devi essere una comunità chiusa. E’ bello vedere queste porte che mettono insieme il Vecchio e il Nuovo Testamento perché hanno sopra la porta il nome della tribù, e nel pilastro che regge la porta c’è il nome degli apostoli. Questa è la comunità che Dio sogna e dall’alto vede. E’ il luogo dove c’è la sua gloria, dove si manifesta.

v.15 16 17 Altra caratteristica è che tutta la città viene misurata. Nel V.T. in Ezechiele si misurava il Tempio il luogo dove Dio si manifestava, qui viene misurata tutta la città perché è tutta Tempio ed è quadrata come il Sancta Santorum e Dio quindi è in tutta la città, in tutta la comunità).

 

Vi ricordate cosa diceva il Messale prima del Concilio? Che la Messa iniziava quando entrava il prete. Il messale nuovo dice che la Messa comincia quando il popolo si è riunito e fa parte del popolo anche chi presiede l’assemblea, il prete. Da questo è partita l’idea del Concilio della chiesa domestica, da questo tipo di visione. Se noi siamo qui e stiamo leggendo la Parola di Dio siamo sacramento di Cristo, luogo dove Dio abita, ma non perché c’è Don Carlo, anche se non ci fosse, perché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono con loro. Capite che fatica mettere la visione di Dio qui sulla terra, bisogna salire sul monte perché se non lo fai vedi tutt’altro.

 

v.18-21 C’è la gloria di Dio che porta una  ricchezza straordinaria, fa splendere tutto, anche le cose più semplici, quelle che sembrano non aver valore, addirittura i Padri dicevano: fa splendere anche il nostro peccato, le nostre incongruenze, fa splendere tutto. E’ il suo amore perdono che fa splendere, non è il mio impegno. E’ la gloria di Dio che rende splendida ogni cosa. L’amore rende bella ogni cosa, la gloria di Dio rende bello lo stare insieme, il tuo canto anche se sei stonato, rende bella la tua preghiera anche se non sai pregare, rende bella ogni situazione. Il mio peccato è impossibile che mi rapporti con Dio, ma il suo perdono la sua misericordia purifica il mio peccato, questa è la bellezza di essere una comunità cristiana, altrimenti ognuno porta i propri pesi. Solo che bisogna tradurre in pratica queste cosa, non possono rimanere solo visioni poetiche. Questa è la comunità cristiana vista da Dio.

 

v.22-24 Non c’è un luogo più importante dell’altro. Non ha bisogno di sole o luna perché la illuminano la gloria di Dio e dell’Agnello. Perché è così? Perché questo è il modo che la Chiesa ha di risplendere nel mondo. Se non è così non è più segno, Sacramento di Dio non più luce del mondo. La gloria di Dio quando si manifesta attira la gloria degli uomini.

v.25 27 Quando questo avverrà le sue porte non saranno mai chiuse. C’è solo una condizione, che riconosciamo il Cristo perché è Lui che ci fa Chiesa. Tutti i popoli verranno e porteranno le loro ricchezze. Niente i impuro potrà entrarvi.

 

 

Capitolo 22

 

  1. 1-Qui vediamo questo luogo come lo vede Dio. Già nel libro di Ezechiele si trovava l’acqua che usciva dal tempio e dove arrivava portava vita. Qui non c’è più il tempio, ma un fiume di pura acqua della vita, trasparente come il cristallo che sgorgava dal trono di Dio e dell’Agnello e scorreva fin giù in mezzo alla piazza principale… e qui che succede? …succede che quando la comunità cristiana scende da Dio e vive queste dimensioni, non c’è solo un albero (come nell’Eden) è pieno di alberi a destra e a sinistra, sono alberi della vita perché quella che esce è l’acqua della vita, poi mangiando quel frutto che è continuo tu entri nella vita. L’acqua esce e irriga il mondo ecco cosa è la comunità dei credenti vista dall’alto.

 

E’ questa comunità, dove è presente la gloria, di Dio, che vive in un certo modo che poi irrora il mondo, e porta l’albero della vita ovunque, quindi grazie alla comunità cristiana si costruisce il Regno di Dio, il mondo nuovo, si ricostruisce il Paradiso Terrestre.

 

Se non c’è ancora il Paradiso terrestre è perché la comunità cristiana non fa quello che dovrebbe fare e non permette a quest’acqua di scorrere. Quello che stiamo leggendo diventa una bellezza, ma anche un esame di coscienza molto duro, molto profondo: cosa stiamo facendo? come dobbiamo essere? Ognuno avrà poi le proprie responsabilità, ma nelle nostre realtà siamo chiamati a vivere così e quando si vive così queste cose avvengono automaticamente non devi crearle. Non confondere mai l’essenziale con il secondario, se non siamo capaci di fare questo non siamo più portatori di Dio.

v 3-4-5 Quando noi viviamo in una comunità di questo tipo, possiamo servire il Signore e vedere il suo volto, essere in comunione piena con Lui.

Ecco perché questo tipo di comunità viene chiamata Sposa dell’Agnello.

Ci sono stati esempi di comunità che hanno vissuto così. In Atti 2,40-47 viene descritta la prima  comunità di cristiani: tenevano tutto in comune… dividevano con gli altri secondo la necessità di ciascuno…andavano insieme al tempio, poi, per spezzare il pane si incontravano nelle case a piccoli gruppi e mangiavano insieme con grande gioia e gratitudine, lodando Dio…tutta la città li guardava di buon occhio…Dio aggiungeva al loro gruppo tutti quelli che erano sulla via della salvezza.

A questo punto o diciamo “ma allora erano altri tempi…”o di essere Chiesa non abbiamo capito niente.

Io credo che siamo di fronte a una sfida molto forte, molto grande e questa è la riflessione che ognuno di noi, nel suo piccolo deve imparare a fare: “Che tipo di Chiesa voglio essere?” perché abbiamo una grossa responsabilità, quella di portare il cielo sulla terra.

 

 

LETTURA DEL MAGNIFICAT

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